We are the ants by Shaun David Hutchinson

We are the ants by Shaun David Hutchinson

autore:Shaun David Hutchinson [Hutchinson, Shaun David]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Mondadori
pubblicato: 2023-10-05T12:00:00+00:00


26 novembre 2015

Il mio personale incubo del Ringraziamento è iniziato con le foto di famiglia.

Mamma ha costretto me e Charlie a indossare camicie Oxford bianche button-down rincalzate nei jeans mentre lei, nonna e Zooey si sono messe dei prendisole bianchi. Sembravamo una setta in gita al mare, luogo in cui mamma era sicura che avremmo trovato lo scenario perfetto, da qualche parte tra le dune. Avevo passato tutta la camminata a cercare una scusa per sfuggire alla cena e andare al barbecue di Diego, che mi aveva mandato un paio di messaggi cui non avevo risposto.

«Dimmi di nuovo qual è il motivo di tutto questo?» ho chiesto.

«Voglio una bella foto di famiglia, tutti insieme.» Mamma fumava a raffica dal mattino, sbuffando e ciccando con colpetti violenti. Quel momento di vicinanza dovuto alle droghe illegali non aveva certo risolto per magia i nostri problemi, né mamma il giorno seguente si era svegliata decisa a mollare il lavoro di cameriera. In compenso aveva organizzato una cena del Ringraziamento più elaborata del solito, magari era già qualcosa, vai a sapere.

«Be’, io credo che tutto questo sia davvero speciale» ha detto Zooey, con i sandali che le dondolavano dalla punta di un dito. «E quando rifaremo questa foto l’anno prossimo ci sarà con noi il piccolo Milo, o la piccola Mia.»

«Mia? Milo? Vi prego, non affibbiate al bambino nessuno di questi nomi, è già un grosso svantaggio di partenza avere Charlie come padre.»

Charlie mi si è avventato contro, ma io sono saltato via dalla sua traiettoria. Zooey ha fatto un risolino. «Stiamo solo provando dei nomi per vedere se funzionano. Per ora niente di certo.»

Niente di certo, infatti. Nemmeno se saremo vivi l’anno prossimo. La scorsa notte ho sognato che ero sulla navicella, solo che non ero circondato dagli alieni ma da mamma, nonna, Charlie, Zooey, Audrey, Diego, Marcus. C’era persino l’agente Sandoval. Tutti mi urlavano di premere quel pulsante, ma nessuno di loro riusciva a darmi una ragione convincente del perché avrei dovuto farlo. E parlavamo tutti latino perché, a quanto pare, in sogno il mio latino è impeccabile.

Camminavamo da venti minuti quando, finalmente, mamma ha individuato il suo posto perfetto. I ciuffi di avena marina della duna ondeggiavano delicatamente al vento, il cielo azzurro era punteggiato di nuvole bianche che si intonavano al nostro outfit.

«Mamma, voglio che tu stia davanti.» Mamma ci ha messi tutti in posa mentre sistemava il treppiede e la macchina fotografica. Charlie ha provato ad aiutarla, ma lei ha soffiato contro. «E, Henry, non scordare di mettere la lingua dietro i denti quando sorridi, sennò sembri un po’ tonto.»

«Dov’è tuo padre?» gracchiava nonna, e ogni volta che lo faceva Charlie le sussurrava all’orecchio qualcosa per calmarla, ma non durava mai molto. Ormai nonna è persa nel tempo, e io vorrei tanto poter viaggiare con lei. Talvolta la sua ignoranza del presente mi sembra una benedizione, che lei lo sappia o meno.

«Pronti? Cerchiamo di non incasinare tutto.» Mamma ha premuto il timer della fotocamera ed è corsa a prendere posto tra me e Charlie.



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